Tutto quello che le aziende devono sapere per pianificare gli investimenti
Nell’articolo pubblicato su Industria Italiana, Piergiorgio Zuffi, Socio e Direttore commerciale, e Isabella Gilli, responsabile dell’Ufficio Studi di Innova Finance, analizzano le opportunità offerte dal nuovo Iperammortamento 2026.
Iperammortamento 5.0: incentivi cumulabili, rifinanziamento zona Zes e agevolazioni per l’agricoltura. Ma sulle start-up… Con Innova Finance
Ritorna la deduzione maggiorata al posto del credito d’imposta, con tetti pluriennali e vincoli stringenti sull’origine europea dei beni. Le misure della manovra sono cumulabili, dalla Nuova Sabatini al credito Zes e agricoltura, ma solo applicando la nettizzazione e senza sovrapporre i costi agevolati. Focus su scadenze, penalizzazioni per le start-up e possibilità di scelta tra vecchi e nuovi incentivi 5.0. Ne parliamo con Piergiorgio Zuffi, Socio e Direttore commerciale, e Isabella Gilli, responsabile dell’Ufficio Studi di Innova Finance.
Le agevolazioni per gli investimenti delle imprese contenute nella Legge di Bilancio 2026 hanno una caratteristica particolarmente interessante per le aziende: sono cumulabili fra loro. Un’impresa può acquistare un macchinario chiedendo il finanziamento agevolato della Nuova Sabatini, e contestualmente applicare l’iperammortamento che consente di avere una maggiorazione figurativa sul costo di acquisto dei beni digitali, e magari anche utilizzare il credito d’imposta Zes.
Ovviamente deve avere i requisiti previsti da ogni singolo beneficio fiscale, ma in presenza delle caratteristiche adeguate l’operazione è possibile. Attenzione, però: bisogna fare la cosiddetta nettizzazione. Piergiorgio Zuffi, Socio e Direttore commerciale di Innova Finance, spiega il meccanismo con un esempio concreto: «se ho realizzato un investimento da 100 milioni, e percepisco un contributo in conto impianti pari a 40, posso cumulare l’iperammortamento, ma solo sulla differenza, perché il contributo a fondo perduto incide sul valore dell’investimento. Quindi, in questo caso, calcolerei l’iperammortamento su 60 milioni di euro».
Le agevolazioni per le imprese inserite in manovra sono state al centro di un webinar organizzato proprio da Innova Finance, aziende di consulenza sulla finanza agevolata con una competenza molto verticalizzata verso l’obiettivo di aiutare le aziende a pianificare gli investimenti al 2028. Iperammortamento 5.0, credito d’imposta Zes, credito d’imposta agricoltura, agevolazione 5.0 per imprese gasivore ed energivore, Nuova Sabatini, sono state analizzate nel dettaglio dal sopra citato Piergiorgio Zuffi e da Isabella Gilli, responsabile dell’ufficio studi di Innova Finance.
L’iperammortamento 5.0 penalizza le imprese che non hanno utile, in particolare quindi le start-up
La misura più interessante per le imprese, anche in termini di risorse a disposizione, è senz’altro l’iperammortamento istituito con i commi 427 e seguenti della manovra. Sostanzialmente, «un nuovo piano che unisce la transizione digitale ed ecologica – sintetizza Zuffi -. La norma agevola l’acquisto di beni materiali e immateriali, quindi macchinari e software, anche finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo».
Prima di analizzare nel dettaglio i contorni del beneficio, l’esperto sottolinea quella che considera la novità principale rispetto alle agevolazioni degli ultimi anni. «La manovra ritorna l’iperammortamento del primo piano Industria 4.0, che poi si era trasformato in un credito d’imposta». Consiste in una maggiorazione figurativa del costo di acquisto dei beni, anche in locazione finanziaria. «Le maggiorazioni vengono portate in deduzione ai fini delle imposte sui redditi, Ires e Irpef, nel periodo di ammortamento fiscale». L’agevolazione non si applica invece all’Irap.
L’ostacolo, rispetto al credito d’imposta, è rappresentato dal fatto che le imprese in perdita fiscale non possono beneficiarne nell’immediato. Attenzione però: «potranno utilizzare il beneficio nei periodi di imposta successivi, quando avranno utili», sottolinea Gilli. Sostanzialmente, c’è una penalizzazione per le start-up, che difficilmente potranno applicare l’iperammortamento nei primi esercizi di attività.
«I beneficiari sono tutti i titolari di reddito d’impresa – prosegue Gilli -. La norma richiede una serie di requisiti, come la regolarità contributiva e previdenziale, e il rispetto delle regole sulla sicurezza sul lavoro». Sono poi precisamente elencati i soggetti esclusi, in pratica tutte le realtà che non sono in situazione di continuità aziendale: liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altre procedure concorsuali, sanzioni interdittive.
Con ordine effettuato nel 2025 e consegna nel 2026, l’impresa può trovarsi nella condizione di poter scegliere fra il vecchio e il nuovo incentivo 5.0
Gli investimenti devono essere effettuati dal primo gennaio 2026 al 30 settembre 2028. «Il momento rilevante è il il trasferimento di proprietà del bene, o il collaudo. Quindi, se un’impresa aveva fatto l’ordine nel 2025, anche pagando l’acconto, ma la consegna avviene nel 2026, può passare al nuovo incentivo anche se aveva già chiesto il vecchio credito d’imposta». La precisazione è particolarmente rilevante per due motivi: ci può essere sovrapposizione, perché il credito d’imposta 2025 si può utilizzare a fronte dell’ordine e del pagamento di un acconto pari almeno al 20% entro la fine dello scorso anno. Quindi, questa situazione consente alle aziende di scegliere quale dei due benefici utilizzare.
Molte imprese hanno presentato domanda di credito d’imposta 2025 negli ultimi mesi dell’anno, dopo che fra l’altro il ministero delle Imprese aveva annunciato la chiusura dello sportello per esaurimento risorse il 6 novembre. In realtà, c’è stata la possibilità di continuare a prenotare il beneficio anche dal 6 al 27 novembre 2025, ma solo a fine febbraio si saprà se ci sono risorse sufficienti a coprire l’intero fabbisogno.
La principale novità sui beni ammessi riguarda l’origine europea: l’ipotesi di allargare il perimetro ai beni prodotti nel G7
L’ammortamento è pari al 180 per cento per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, al 100% fra 2,5 milioni e 10 milioni di euro, e al 50 per cento fra 10 e 20 milioni di euro. Quindi, applicando la maggior deduzione all’aliquota Ires (24%), ne deriva un beneficio fiscale che per i tre range di intensità di investimento sarà pari rispettivamente al 43,2%, 24%, o 12%. Il fatto che il vantaggio fiscale sia inversamente proporzionale all’intensità dell’investimento corrisponde alla volontà del legislatore di supportare in particolare l’innovazione delle piccole e medie imprese. Importante: i tetti di investimento, stando al tenore letterale della norma, «non sono annuali ma si riferiscono all’intero periodo dell’agevolazione», sottolinea Zuffi.
I beni devono essere interconnessi. Per gli impianti di energia rinnovabile ci sono specifici paletti se si tratta di moduli fotovoltaici (solo moduli ricompresi nelle lettere b) e c) del decreto legge 181/2023, quindi con efficienza al 23,5 o 24%).
Ma soprattutto, l’origine dei beni deve essere europea. Sia Zuffi sia Gilli sottolineano che questa è un elemento caratterizzante della disposizione agevolativa, precedentemente non previsto dai crediti d’imposta 4.0 e 5.0.
«In vista del decreto attuativo si è parlato della possibilità di allargare il perimetro ai paesi del G7. Ma al momento non è così, e ci vorrebbe una legge per introdurre questa novità», sottolinea Zuffi. Il testo attualmente si riferisce a beni (materiali e immateriali) prodotti nell’Unione Europea oppure in stati aderenti allo Spazio economico europeo. L’allargamento al G7 in pratica ammetterebbe anche Stati Uniti, Canada, Giappone e Gran Bretagna.
Per dimostrare questa origine ci vuole una certificazione, che deve fornire il produttore. Per i beni materiali, è valido anche un certificato di origine rilasciato dalla Camera di Commercio. Per i software, il produttore deve indicare la sede di sviluppo, certificare che almeno il 50% del valore di sviluppo è avvenuto nel territorio europeo ammesso, e fornire l’indicazione di eventuali componenti open source. Devono sussistere tutte e tre queste certificazioni.
I macchinari e i software ammessi sono contenuti negli allegati IV e V della manovra. Qui ci limitiamo a sottolineare brevemente che è restato il paletto per cui i software sono agevolati solo se collegati a investimenti in macchinari. E che l’elenco dei beni recepisce l’evoluzione tecnologica, ricomprendendo ad esempio l’evoluzione di robotica, intelligenza artificiale, connettività, efficienza energetica, cybersecurity.
L’incentivo 5.0 è cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi beni, ma solo sulla parte eccedente
Il webinar ha dedicato ampio spazio al sopra richiamato principio della nettizzazione, per cui l’agevolazione è cumulabile con altri benefici fiscali, ma solo sulla parte eccedente rispetto a quella già oggetto delle altre agevolazioni. Il riferimento è il comma 431 della manovra, per cui l’iperammortamento è cumulabile con ulteriori agevolazioni finanziate da risorse nazionali ed europee che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto e non porti al superamento del costo sostenuto. La base di calcolo è assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per i medesimi costi ammissibili.
Da una parte, questo principio suggerisce una convenienza delle imprese a sommare i diversi benefici. Però, chiarisce Gilli, «quando si cumulano più agevolazioni, bisogna sempre fare verifiche puntuali, per non incorrere in problemi difficili da gestire».
Comunicazione e certificazioni si trasmettono alla piattaforma del Gse. Attenzione: l’investimento è ammissibile se effettuato dal primo gennaio scorso, non è necessario che sia avvenuto successivamente all’apertura della piattaforma. Bisogna fare una comunicazione preventiva, indicando investimento e aliquota di maggiorazione. Una sorta di prenotazione, a cui segue una comunicazione intermedia, e un terzo passaggio per attestare il completamento dell’investimento, e l’avvenuta interconnessione.
Fra i documenti è prevista una perizia asseverata per acquisti sopra i 330.000 euro. «Io consiglio di farla sempre, anche per investimento di entità inferiore, perché questo documento tutela l’impresa molto più di una semplice autodichiarazione», rileva Zuffi.
Il credito d’imposta Zes unica, rifinanziato per il 2026. E sale la percentuale 2025, ma non se l’impresa ha anche usato l’incentivo 5.0
I beni devono essere interconnessi. Per gli impianti di energia rinnovabile ci sono specifici paletti se si tratta di moduli fotovoltaici (solo moduli ricompresi nelle lettere b) e c) del decreto legge 181/2023, quindi con efficienza al 23,5 o 24%).
Ma soprattutto, l’origine dei beni deve essere europea. Sia Zuffi sia Gilli sottolineano che questa è un elemento caratterizzante della disposizione agevolativa, precedentemente non previsto dai crediti d’imposta 4.0 e 5.0.
«In vista del decreto attuativo si è parlato della possibilità di allargare il perimetro ai paesi del G7. Ma al momento non è così, e ci vorrebbe una legge per introdurre questa novità», sottolinea Zuffi. Il testo attualmente si riferisce a beni (materiali e immateriali) prodotti nell’Unione Europea oppure in stati aderenti allo Spazio economico europeo. L’allargamento al G7 in pratica ammetterebbe anche Stati Uniti, Canada, Giappone e Gran Bretagna.
Per dimostrare questa origine ci vuole una certificazione, che deve fornire il produttore. Per i beni materiali, è valido anche un certificato di origine rilasciato dalla Camera di Commercio. Per i software, il produttore deve indicare la sede di sviluppo, certificare che almeno il 50% del valore di sviluppo è avvenuto nel territorio europeo ammesso, e fornire l’indicazione di eventuali componenti open source. Devono sussistere tutte e tre queste certificazioni.
I macchinari e i software ammessi sono contenuti negli allegati IV e V della manovra. Qui ci limitiamo a sottolineare brevemente che è restato il paletto per cui i software sono agevolati solo se collegati a investimenti in macchinari. E che l’elenco dei beni recepisce l’evoluzione tecnologica, ricomprendendo ad esempio l’evoluzione di robotica, intelligenza artificiale, connettività, efficienza energetica, cybersecurity.
Credito d’imposta agricoltura, agevolazioni per le imprese energivore e gasivore, rifinanziamento Nuova Sabatini: la manovra finanza l’innovazione ad ampio raggio
Ci sono poi percentuali di agevolazioni diverse per l’agricoltura. In manovra in realtà c’è anche un’altra agevolazione destinata al settore agricolo, che è escluso fra l’altro dall’iperammortamento 5.0.
È un credito d’imposta al 40% destinato alle imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore della pesca e dell’acquacoltura, riguarda sempre gli investimenti in beni digitali e interconnessi ricompresi nei due allegati IV e V, effettuati dal primo gennaio al 28 settembre 2028, fino a una spesa massima ammissibile pari a 1 milione per azienda. Regolato dal comma 454, è previsto fino al 28 settembre 2028, e finanziato con 2,1 miliardi di euro per ciascuna delle tre annualità. «Possiamo aspettarci un rifinanziamento, perché al momento queste risorse sono limitate», rileva il consulente di Innova Finance.
Qui bisogna inserire in fattura una dicitura con riferimento alla norma agevolativa, gli adempimenti prevedono una certificazione sul sostenimento delle spese. Le aziende senza obbligo di revisione legale possono recuperare fino a 5mila euro di costo sostenuto per la certificazione.
Ultimo beneficio fiscale approfondito, l’agevolazione 5.0 destinata alle imprese gasivore ed energivore (comma 962). Anche questo è un credito d’imposta sull’acquisto di macchinari e software, ma qui rilevano non i nuovi allegati alla manovra 2026, bensì quelli dei vecchi benefici 4.0, compresi nella Legge di Bilancio 2016. Per i dettagli si attendono i decreto attuativi. Ricordiamo infine il rifinanziamento della Nuova Sabatini, risorse a sostegno della digitalizzazione delle imprese turistiche, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo, la proroga del credito d’imposta design, pari al 10%, utilizzabile anche in un’unica quota annuale.
Articoli correlati
Incentivare l’imprenditoria femminile
La Legge di Bilancio 2021 ha istituito il Fondo Impresa Donna: una panoramica.
Economia circolare tra innovazione e sostenibilità
L’importanza di avviare una transizione verso l’economia circolare.