Riportiamo l’intervista a Piergiorgio Zuffi, socio e direttore commerciale di Innova Finance, pubblicata da Industria Italiana, che approfondisce il nuovo iperammortamento 2026–2028.
Come orientarsi nel labirinto del nuovo Piano Transizione 5.0? Ce lo spiega Piergiorgio Zuffi, Innova Finance
di Barbara Weisz ♦ Il successo dell’operazione non dipende solo dalle aliquote. Contano la gestione della procedura Gse, il rispetto delle scadenze e una corretta pianificazione degli investimenti. Le prime domande si concentrano su macchinari e impianti produttivi. Sul software, invece, le imprese attendono un chiarimento sull’ammissione delle soluzioni SaaS, oggi escluse. Per le rinnovabili, l’agevolazione sostiene gli impianti per l’autoconsumo ma limita il fotovoltaico ai moduli ad alta efficienza previsti dalla normativa. Ne parliamo con Piergiorgio Zuffi, socio e direttore commerciale di Innova Finance.
«Le imprese stanno investendo soprattutto in macchinari e impianti produttivi. C’è anche una parte di domanda di iperammortamento che riguarda le rinnovabili. Mentre sui software le richieste sono per ora meno frequenti». Piergiorgio Zuffi, socio e direttore commerciale di Innova Finance, descrive così il modo in cui le aziende si stanno comportando dopo la partenza del nuovo Piano Transizione 5.0. La piattaforma del Gse per inviare le comunicazioni sugli investimenti è attiva dallo scorso 12 giugno, e i primi cinque giorni hanno visto un vero e proprio boom di domande, con900 milioni di euro prenotati. «Non è un dato sorprendente, le imprese aspettavano da mesi che partissero questi incentivi». E, secondo il consulente, fanno bene a muoversi per tempo. «Il consiglio che stiamo dando è esattamente questo: pianificare bene e in tempi brevi gli investimenti, per sfruttare il più possibile questi tre anni di incentivi e scongiurare il rischio di essere tagliati fuori nel caso in cui dovessero esaurirsi le risorse anticipatamente».
L’iperammortamento introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 consente di agevolare gli investimenti 5.0 effettuati dallo scorso primo gennaio fino al 30 settembre 2028. Consiste in una maggiorazione sull’ammortamento, con l’aliquota che varia a seconda dell’intensità dell’investimento. La ratio è quella di agevolare le imprese di piccole e medie dimensioni, che in mancanza di benefici fiscali fanno più fatica a digitalizzare, per cui l’aliquota agevolativa scende in modo inversamente proporzionale all’entità dell’investimento. Ci sono tre fasce, con tetti annuali. «Questo meccanismo impone una buona pianificazione, da mettere a punto in tempi brevi», insiste Zuffi. Il quale in vista della circolare operativa del ministero delle Imprese e del Made in Italy continua ad aspettarsi novità sul software. «Il ministero ha annunciato che stanno valutando di ammettere il software as a service. Mi aspetto un chiarimento già nella circolare operativa attesa in luglio, che dica in che modo si possa gestire questo inserimento dal punto di vista fiscale». Ma andiamo con ordine e partiamo dalla procedura.
La procedura sul portale del Gse: attiva solo la comunicazione ex ante, attenzione a inviarla solo se è già programmato il pagamento dell’ordine
Le imprese devono utilizzare la piattaforma del Gse per inviare tre diverse comunicazioni: una ex ante, una di conferma, e una di completamento dell’investimento. Per il momento, è attiva solo la funzionalità che consente il primo di questi tre step.
«Per compilare la comunicazione ex ante non è necessario aver già effettuato l’investimento», spiega Zuffi. Possono quindi inserire la domanda anche le imprese che hanno semplicemente programmato l’acquisto di macchinari e software agevolati. Ma attenzione: «questo invio fa scattare un contatore per cui entro 60 giorni l’impresa deve pagare almeno il 20% dell’ordine. Quindi, se non ha ancora effettuato l’investimento, deve aver già programmato. Se non rispetta questa tempistica, decade la comunicazione ex ante».
Il modulo si raggiunge entrando nel portale del Gse, e autenticandosi attraverso l’area clienti, per poi raggiungere con pochi clic la piattaforma “Nuovo Piano Transizione 5.0”. Sulla barra in alto si seleziona dal menù a tendina “Comunicazioni” la voce “Nuova Comunicazione”. L’interfaccia guida l’utente nella compilazione in modo intuitivo. L’importante è tenere aperta una sola sessione lavorando su un’unica finestra, per evitare errori nella procedura. Per proseguire fra le diverse sezioni bisogna compilare tutti i campi.
«Le informazioni da inserire sono molto più numerose rispetto a quelle della procedura del vecchio credito d’imposta 4.0 – rileva Zuffi -. Non è una procedura complessa, ma l’aggravio di lavoro è indubbio. Le aziende devono fornire molti dati: la consegna del bene, il momento dell’interconnessione, i dati della struttura produttiva».
In tempi brevi verrà attivata anche la possibilità di inviare le ulteriori comunicazioni. I tempi devono essere compatibili con la regola in base alla quale la comunicazione di conferma richiede il pagamento di almeno il 20% dell’ordine e va fatta entro 60 giorni. «Il mancato rispetto di questa tempistica comporta la necessità di ricominciare tutto da capo. Non si perde la possibilità di chiedere il beneficio fiscale, ma si allungano i tempi dovendo rifare la procedura dall’inizio».
Entro 24 ore dall’invio di ciascuna comunicazione viene generata la “ricevuta di avvenuto invio della comunicazione preventiva“. Entro i successivi dieci giorni, il sistema genera o una ricevuta di conferma di esito positivo, oppure una notifica per richiedere integrazioni. Queste vanno prodotte in dieci giorni. Serve poi un analogo periodo per ricevere la relativa ricevuta. In questo caso, l’esito può essere solo positivo o negativo, non sono più consentite integrazioni.
Le due comunicazioni di monitoraggio, attesi chiarimenti sugli investimenti diluiti in corso d’anno
L’iter è analogo per tutte e tre le comunicazioni. Oltre alle quali le imprese devono poi trasmettere altri due documenti, per garantire il monitoraggio degli oneri. Entro il 20 gennaio di ciascun anno, inviano le informazioni su investimenti effettuati, costi sostenuti e utilizzo del beneficio. Entro il successivo 30 giugno, bisogna integrare il tutto con il piano di ammortamento, indicando le quote di ciascun esercizio.
L’aggravio burocratico è un punto particolarmente critico. «Innanzitutto, è un onere a carico delle imprese, che prevedibilmente si affidano a consulenti per effettuare questi adempimenti. Queste spese, così come quelle per la perizia tecnica, non sono ricomprese fra quelle agevolabili. In secondo luogo, queste due comunicazioni vanno fatte ogni anno per tutto il periodo dell’agevolazione. Ipotizziamo un ammortamento su otto anni: significa due comunicazioni aggiuntive all’anno per otto anni».
Sul monitoraggio secondo Zuffi sarebbero utili chiarimenti, soprattutto in relazione alle spese diluite nel corso dell’anno. «Le imprese possono aver convenienza a gestire ogni investimento come singola comunicazione, tanto l’entità dell’agevolazione non cambia, perché vale la spesa sostenuta nell’intero anno. Poniamo che un’azienda debba comprare un tornio, un taglio al laser e una fresatrice. Le regole consentono sia di fare un’unica comunicazione sui tre beni: prima ex ante, poi intermedia, e infine completamento. Oppure di fare tre comunicazioni distinte, perché magari i tempi di realizzo sono diluiti nell’anno, e non conviene dare un acconto unico. Il problema è che in questa seconda ipotesi, si moltiplicano anche le comunicazioni di monitoraggio».
Per non parlare del caso in cui una stessa azienda utilizzi l’incentivo spalmato su più annualità. È un’ipotesi conveniente, in considerazione del modo in cui è calibrata l’agevolazione fiscale:
- ammortamento al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro: il vantaggio fiscale è quindi del 43,2%;
- al 100% fra 2,5 e 10 milioni di euro: il vantaggio fiscale è del 24%;
- al 50% fra 10 e 20 milioni di euro: vantaggio fiscale del 12%.
L’iperammortamento è annuale, quindi in teoria un’impresa può usarlo per tre diversi progetti di digitalizzazione, nel 2026, 2027 e 2028. Da una parte conviene pianificare bene l’investimento sull’intero periodo, per utilizzare l’aliquota più conveniente, piuttosto che spendere direttamente una cifra superiore ai 10 milioni di euro nel 2026, che darebbe diritto all’aliquota più bassa di iperammortamento, il 50%.
Dall’altra, però, c’è il rischio che intervengano sorprese negative in corso d’opera, come successo a fine 2025 con la precedente agevolazione 5.0, che ha chiuso lo sportello improvvisamente e in anticipo a metà novembre. Secondo Zuffi, «quest’anno sicuramente non ci saranno problemi», mentre su un orizzonte di più lungo periodo è più difficile mettere la mano sul fuoco.
In realtà il meccanismo è diverso, perché la vecchia agevolazione era finanziata dal PNRR, quindi aveva vincoli rigidi che oggi invece non ci sono. Ma è comunque necessario che ci siano sufficienti coperture. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy negli ultimi giorni ha sottolineato che a disposizione al momento ci sono 9,8 miliardi. Il boom di domande dei primi giorni ne ha già prenotati 900 milioni, significa circa un decimo. La legge non prevede un tetto di risorse, quindi l’eventuale superamento del plafond è finanziabile. Ma non ci sono automatismi, e la procedura prevede il complesso meccanismo di comunicazioni anche in considerazione delle esigenze di monitoraggio.
«Una buona pianificazione deve quindi prevedere l’utilizzo su tre anni, ma anche un’accelerazione nel momento in cui il monitoraggio delle risorse a disposizione si avvicina allo stanziamento disponibile».
Le prime domande concentrate sui macchinari, sul software attesa per l’ammissione dell’as a service
E siamo agli investimenti. «Le imprese stanno investendo molto in nuovi macchinari, ci sono anche progetti di revamping ma meno frequenti. L’agevolazione viene utilizzata spesso da aziende che espandono il business. Vediamo molte domande sul movimento terra».
L’iperammortamento si applica a macchinari e componenti inseriti nell’allegato IV alla Legge di Bilancio, software elencati nell’allegato V, e sistemi per l’autoproduzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo. Qui c’è una limitazione sul fotovoltaico, per cui sono ammessi sono i moduli a maggior efficienza di cui alle lettere b), c) dell’articolo 12, comma 1, del decreto legge 181/2023. L’esclusione della lettera a) riguarda in pratica i pannelli più diffusi sul mercato, per cui era prevedibile un minor utilizzo di questa parte del beneficio fiscale.
Ricordiamo che in effetti in sede di interrogazione parlamentare la sottosegretaria al MIMIT Mara Bizzotto lo scorso 4 giugno ha chiarito che «sono attualmente in corso di valutazione alcune possibili soluzioni di carattere normativo, rispetto alle quali si sta lavorando, assieme al ministero dell’Economia, per far fronte alle esigenze di copertura finanziaria».
Ammettere la modalità di rilascio as a service comporta evidentemente un allargamento del perimetro agevolativo. Anche perché molti dei software oggi più avanzati per la smart factory sono erogati in cloud con questa modalità. «Pensiamo alla cybersecurity. La modalità tipica di pagamento non è l’acquisto della licenza, ma la formula dell’abbonamento». Lo stesso si può dire per gli investimenti in intelligenza artificiale: Llm, potenza di calcolo, tendenzialmente si basano sul noleggio mensile di spazio su macchine virtuali. «Fra l’altro, il cloud fornisce anche più garanzie proprio in termini di protezione dagli attacchi informatici».
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