Confermati oltre 4 miliardi di euro per il prossimo triennio
La Legge di Bilancio 2026 conferma, per il prossimo triennio, l’incentivo ZES Unica Mezzogiorno, stanziando complessivamente oltre 4 miliardi di euro a sostegno degli investimenti nel Sud Italia.
Nel dettaglio, la dotazione finanziaria prevista è pari a 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo di euro per il 2027 e 750 milioni di euro per il 2028. Le risorse destinate al 2026 risultano quindi le più consistenti e, come già avvenuto negli anni precedenti, potrebbero progressivamente ridursi in funzione dell’elevata domanda.
“Considerando l’entità delle risorse disponibili per l’anno in corso, questo rappresenta un momento particolarmente favorevole per programmare nuovi investimenti”, osserva Doriano Pingitore, consulente strategico di Innova Finance con esperienza pluriennale nel settore della finanza agevolata.
La ZES Unica, operativa dal 2024, costituisce l’evoluzione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno introdotto con la Legge di Bilancio 2015. L’obiettivo della misura è rafforzare il tessuto produttivo delle regioni del Sud Italia, incentivando programmi di investimento in beni strumentali destinati a strutture produttive localizzate nelle aree ammissibili.
“Ad oggi la ZES ha un ruolo molto importante per il Sud, favorendo la crescita economica di molte aziende. Riconosce una percentuale di contributo, sotto forma di credito d’imposta, particolarmente rilevante, che può arrivare fino al 60% dell’importo investito”, commenta Pingitore.
Cos’è una ZES?
Per Zona economica speciale (ZES) si intende un’area delimitata del territorio dello Stato nella quale le imprese già operative – così come quelle che intendono insediarsi – possono beneficiare di condizioni agevolative specifiche per gli investimenti e per lo sviluppo dell’attività economica.
Beneficiari
Possono accedere alla misura le imprese di tutte le dimensioni – micro, piccole e medie imprese (MPMI) e grandi imprese (GI) – che dispongono di una struttura produttiva, o che intendono insediarsi, nei territori ricompresi nella ZES Unica Sud.
In particolare, sono ammesse le imprese localizzate nelle seguenti regioni:
- Campania
- Puglia
- Basilicata
- Calabria
- Sicilia
- Sardegna
- Molise
Nonché nelle zone assistite di Abruzzo, Umbria e Marche come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022–2027.
Sono esclusi i soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera e della lignite; dei trasporti de delle relative infrastrutture; della produzione, dello stoccaggio, della trasmissione e della distribuzione di energia e delle relative infrastrutture; della banda larga nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo.
Per accedere all’incentivo, le imprese devono inoltre essere in regola sotto il profilo amministrativo e contributivo. In particolare, è richiesto: DURC regolare (Documento Unico di Regolarità Contributiva); DVR aggiornato (Documento di Valutazione dei Rischi); possesso di polizza assicurativa contro i rischi catastrofali e regolarità rispetto alla normativa antimafia.
Attività finanziate
Sono agevolabili gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028 relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di:
- nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie;
- terreni;
- immobili strumentali, mediante acquisizione, realizzazione o ampliamento, purché effettivamente destinati all’esercizio dell’attività nella struttura produttiva ubicata nelle aree ammissibili.
“Rispetto al passato, ritengo che si tratti di una misura migliorativa, perché agevola in modo esplicito anche gli investimenti immobiliari, che in precedenza non sempre erano contemplati”, osserva Doriano Pingitore.
Per quanto riguarda le grandi imprese che intendono investire nelle zone assistite di Abruzzo, Marche e Umbria, l’agevolazione è riconosciuta esclusivamente nel caso in cui il progetto riguardi l’avvio di una nuova attività economica.
Resta fermo l’obbligo di mantenere l’attività nella medesima area in cui è stato realizzato l’investimento per almeno cinque anni successivi al completamento dello stesso.
“Un aspetto particolarmente importante è che i beni acquisiti – immobili, attrezzature o macchinari – devono entrare in funzione entro due anni dall’acquisto”, chiarisce Pingitore.
Inoltre evidenzia anche una criticità spesso sottovalutata: “Per tutto il periodo di vigenza dell’incentivo, le imprese che intendono accedervi non possono alienare, sostituire o cedere beni della stessa categoria di quelli oggetto dell’investimento agevolato. Non è quindi possibile effettuare permute o dismissioni di beni analoghi. In pratica, i macchinari già presenti in azienda devono essere mantenuti fino al termine previsto dalla norma. Si tratta di un vincolo rilevante, anche in considerazione dei controlli dell’Agenzia delle Entrate”.
L’investimento minimo richiesto per accedere all’agevolazione è pari a 200.000 euro per ciascuna impresa, anche qualora il programma sia composto da più interventi, mentre il limite massimo di spesa ammissibile per ciascun progetto di investimento, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa, è pari a 100 milioni di euro.
Il credito d’imposta è concesso nei limiti delle intensità massime previste dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022–2027, secondo le percentuali applicabili in base alla dimensione dell’impresa e alla localizzazione dell’investimento.
| Regioni | Piccole Imprese | Medie Imprese | PMI >50 mln € di investimenti GI: ogni tipo di progetto |
|---|---|---|---|
| Campania | 60% | 50% | 40% |
| Puglia (escluso Taranto) | 60% | 50% | 40% |
| Puglia (solo Taranto) | 70% | 60% | 50% |
| Basilicata | 50% | 40% | 30% |
| Calabria | 60% | 50% | 40% |
| Sicilia | 60% | 50% | 40% |
| Sardegna (escluso Sulcis Iglesiente) | 50% | 40% | 30% |
| Sardegna (solo Sulcis Iglesiente) | 60% | 50% | 40% |
| Molise | 50% | 40% | 30% |
| Abruzzo | 35% | 25% | 15% |
| Marche | 35% | 25% | 15% |
| Umbria | 35% | 25% | 15% |
Per gli investimenti che rientrano nell’ambito del Regolamento UE istitutivo della piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP), è prevista una maggiorazione dell’intensità di aiuto pari al 5% nelle zone assistite di Abruzzo, Umbria e Marche e al 10% nelle restanti aree ammissibili.
La ZES Unica per il settore agricolo
Per le imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, nonché nei settori della pesca e dell’acquacoltura, è previsto uno specifico credito d’imposta nell’ambito della ZES Unica Mezzogiorno.
In questo caso, l’intensità dell’aiuto può arrivare fino al 65% dell’investimento ammissibile. La percentuale può essere elevata fino all’80% qualora l’investimento sia collegato a uno o più obiettivi specifici di carattere ambientale e climatico o al miglioramento del benessere animale, nonché nel caso di investimenti realizzati da giovani agricoltori.
Per il settore forestale, l’agevolazione può arrivare a coprire fino al 100% dell’investimento ammissibile sotto forma di credito d’imposta, nei limiti e alle condizioni previste dalla normativa di riferimento.
Un’ulteriore differenza riguarda la tempistica: per il comparto agricolo, gli investimenti devono essere realizzati entro il 15 novembre 2026.
Le scadenze principali
La misura ha una durata triennale e, proprio per questo, la programmazione ha un ruolo centrale.
“Trattandosi di un’agevolazione con una valenza su più annualità, è fondamentale pianificare correttamente gli investimenti”, sottolinea Doriano Pingitore, evidenziando due scadenze chiave.
- Comunicazione preventiva entro il 30 maggio
Per ciascuno dei tre anni di operatività della misura, entro il 30 maggio è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione preventiva contenente l’indicazione degli investimenti che si intendono effettuare.
La fase preparatoria è particolarmente delicata e richiede: la verifica della situazione camerale dell’impresa; la raccolta e l’analisi dei preventivi relativi alle spese già sostenute o da sostenere; una valutazione preliminare di fattibilità tecnica ed economica; la corretta classificazione delle tipologie di investimento, oltre a una serie di ulteriori adempimenti amministrativi e documentali.
“È consigliabile indicare un importo di prenotazione adeguato, anche leggermente superiore rispetto agli investimenti già pianificati. Se nel corso dell’anno dovessero emergere ulteriori esigenze, non sarà possibile agevolare spese non inserite nella comunicazione iniziale. Gli investimenti programmati possono anche non essere integralmente realizzati, ma devono essere previsti fin dall’inizio”.
Un altro aspetto critico riguarda la corretta suddivisione delle spese per categoria. Il modello di comunicazione richiede infatti un’indicazione puntuale della tipologia di investimento (ad esempio: ampliamento di immobili, acquisto di terreni, impianti, attrezzature, macchinari, hardware, software).
“Se indico un investimento di un milione di euro in macchinari, non potrò successivamente riclassificarlo come impianti, — precisa Pingitore. — La fase pre-investimento è quindi determinante: occorre ragionare con l’impresa sulle reali esigenze, prevedere possibili sviluppi futuri e strutturare correttamente la domanda sin dall’inizio”.
- Realizzazione degli investimenti entro il 31 dicembre
La seconda data da tenere in considerazione è il 31 dicembre di ciascun anno del triennio 2026–2028. Entro tale termine devono essere effettuati gli acquisti dei beni strumentali e degli immobili oggetto dell’agevolazione, nel rispetto delle tempistiche previste dalla norma.
La principale novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026
Oltre alla programmazione triennale – che rappresenta di per sé un cambiamento significativo nell’approccio alla misura – la Legge di Bilancio 2026 introduce importanti differenze operative rispetto alle precedenti edizioni del credito d’imposta.
“Fino al 31 dicembre 2023 — ricorda Doriano Pingitore — per una piccola impresa l’intensità dell’aiuto era pari al 45% e il credito era certo. Dopo cinque giorni dall’acquisizione del bene, era già possibile utilizzare integralmente il credito in compensazione tramite modello F24”.
Oggi la procedura è differente. L’impresa deve: presentare una comunicazione preventiva; trasmettere una rendicontazione degli investimenti effettuati; allegare la documentazione richiesta, inclusa la certificazione contabile e attendere la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate con l’ammontare effettivamente spettante. Solo successivamente il credito diventa utilizzabile in compensazione in cinque quote annuali di pari importo: questa è la differenza più rilevante rispetto al passato.
Calcolo del credito d’imposta
Un altro elemento di novità riguarda il meccanismo di calcolo.
In passato il beneficio veniva determinato direttamente applicando la percentuale prevista al costo dei beni agevolabili. Ad esempio, con un investimento di 200.000 euro e un’intensità del 45%, il credito spettante era pari a 90.000 euro.
Dal 2024 il calcolo deve invece tenere conto di eventuali ulteriori agevolazioni ottenute sugli stessi costi. Il credito ZES viene determinato sulla base del costo dei beni al netto di altri incentivi già riconosciuti per il medesimo investimento.
“Il calcolo va quindi effettuato per differenza”, spiega Pingitore. “Si parte dal costo dei beni, si sottraggono gli eventuali altri contributi ottenuti e sulla base residua si applica l’intensità prevista, fino al 60%. Nella pratica, considerando la possibilità di cumulo con altre misure – come la Nuova Sabatini o incentivi regionali – il beneficio effettivo potrebbe attestarsi mediamente tra il 30% e il 40%”.
Cumulabilità
L’agevolazione è cumulabile con altri concessi in Regime De Minimis e con altri aiuti di Stato che abbiamo ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo non porti al superamento dell’intensità o dell’importo di aiuto più elevati consentiti dalle pertinenti discipline europee di riferimento.
L’agevolazione è inoltre cumulabile con altre misure agevolative che non si qualificano come aiuti di Stato.
“Si tratta di un incentivo molto rilevante”, evidenzia Pingitore. “Se correttamente strutturato insieme ad altre misure, può arrivare al 100% dell’investimento complessivo. Proprio per questo motivo è fondamentale gestire con attenzione la fase di pianificazione e il coordinamento tra le diverse agevolazioni”.
Investimenti tramite leasing
Per gli investimenti effettuati mediante contratto di leasing, la normativa vigente dal 1° gennaio 2024 prevede un adempimento specifico: è necessario inserire un’apposita appendice contrattuale con cui l’impresa si impegna formalmente, nei confronti della società di leasing, a esercitare l’opzione di riscatto al termine del contratto.
Il valore aggiunto della consulenza
In conclusione, Doriano Pingitore richiama l’attenzione su un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato: la pianificazione strategica degli investimenti.
“Oggi non è più sufficiente accedere al singolo bando o incentivo in modo occasionale. La ZES, così come molte altre misure attive, prevede regole specifiche, vincoli temporali e condizioni operative che devono essere coordinate tra loro. È la pianificazione a fare la differenza sui bilanci aziendali”.
Un approccio strutturato consente di accelerare il piano degli investimenti, armonizzando gli strumenti di finanza agevolata con la gestione finanziaria ordinaria dell’impresa. In questo contesto, il supporto di un consulente che affianchi l’azienda lungo l’intero percorso non rappresenta solo un supporto tecnico, ma una scelta strategica.
“La procedura, infatti, è più complessa di quanto possa apparire. La compilazione del modello di richiesta richiede attenzione, soprattutto nei casi in cui: l’impresa disponga di più sedi produttive; gli investimenti siano distribuiti nel tempo; vi siano diverse tipologie di beni da classificare correttamente o sia necessario coordinare tempi di consegna, messa in funzione e rendicontazione. È fondamentale presidiare ogni fase operativa, sottolinea Pingitore, dalla programmazione iniziale alla corretta gestione documentale, fino alla fruizione effettiva del credito”.
Un’assistenza continuativa permette inoltre di mantenere l’azienda aggiornata sulle novità normative e di valutare le diverse opportunità disponibili, evitando sovrapposizioni o errori che potrebbero compromettere l’agevolazione.
Attraverso il servizio Analisi di pianificazione e sviluppo, è possibile costruire un percorso coerente con gli obiettivi industriali dell’impresa, individuando le misure più adatte e gestendone l’accesso in modo coordinato, dalla fase preliminare fino all’utilizzo concreto degli incentivi.
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